In primo luogo è importante parlare dei farmaci ipnoinducenti, cioè delle Benzodiazepine (la grande classe che comprende molecole quali Diazepam, Lorazepam, Delorazepam, Lormetazepam, Bromazepam e molti altri) e le cosiddette Z-drugs come lo Zolpidem. Tutti questi farmaci sono generalmente efficaci sull’insonnia acuta ma non sono indicati nell’insonnia cronica in quanto devono essere assunti solo per brevi periodi (tipicamente non più di 4 settimane), non risolvono le cause dell’insonnia e sono gravati da pesanti effetti collaterali quali la sonnolenza diurna, la riduzione delle capacita cognitive e della memoria, la tolleranza (quell’effetto per cui se assunti per più di 4 settimane cominciano a perdere di efficacia ed è necessario aumentare la dose per avere lo stesso effetto) e la dipendenza (quella condizione psicofisica per cui se si sospende bruscamente il farmaco, i sintomi per cui lo si assumeva tornano in maniera ancora più imponente). Inoltre, in gravidanza sono farmaci controindicati in quanto ci sono evidenze di un aumento delle malformazioni fetali nelle madri che durante la gestazione hanno assunto Benzodiazepine e Z-drugs. Gli unici farmaci con indicazione per l’insonnia cronica che pare non comportino dipendenza sono i recentissimi Antagonisti del doppio recettore dell’Orexina (Daridorexant) che hanno costi molto elevati e sono comunque considerati una seconda scelta rispetto al trattamento dell’insonnia senza farmaci. Nessun altro farmaco ha una indicazione specifica per l’insonnia e le evidenze scientifiche sottolineano come l’uso di antistaminici, di alcuni antidepressivi ed antipsicotici (sfruttandone il loro effetto sedativo) non sia efficace. Sfortunatamente, le stesse evidenze di scarsa efficacia si accumulano anche per la fitoterapia (Valeriana, Melissa, Camomilla, Passiflora e altre erbe).
Quando si parla del trattamento dell’insonnia, è importante citare la Melatonina, un ormone fondamentale per il nostro ritmo circadiano. Purtroppo però questa molecola è utilizzata nella stragrande maggioranza dei casi al di fuori del controllo medico essendo presente in moltissimi preparati erboristici e da banco. Tuttavia, le evidenze scientifiche parlano chiaro: la Melatonina a rilascio immediato è utile per regolarizzare il ritmo circadiano e per attenuare gli effetti del jet lag ma ha deboli evidenze come ipnoinducente. Invece, dopo i 55 anni di età, nella formulazione a rilascio prolungato (che si avvicina molto alla curva naturale della Melatonina endogena, cioè quella che è già presente nel nostro organismo) e sotto controllo medico, è utile per migliorare la qualità del sonno.
Dunque, qual è la cura per il più diffuso disturbo del sonno? Tutte le evidenze scientifiche convergono ad indicare come trattamento più indicato, altamente efficace e privo di effetti collaterali la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia (in sigla anglosassone CBT-I) che va ad agire proprio su quei fattori perpetuanti che abbiamo visto essere i responsabili della trasformazione del problema da acuto a cronico. D’altro canto, il sonno è un processo naturale e questo tipo di terapia, rimuovendo i fattori che ne impediscono la spontaneità, va a ripristinare il meccanismo naturale del sonno già presente in noi da millenni. Questo approccio combinato, infatti, attraverso l’educazione all’igiene del sonno, le tecniche comportamentali altamente specifiche, il rilassamento profondo e la sincronizzazione dei ritmi circadiani, ottiene la ristrutturazione del processo del sonno. Il programma è costituito da circa 8 sessioni, da effettuare con lo specialista esperto in CBT-I, durante le quali la motivazione e il coinvolgimento della persona sono indispensabili in quanto nella fase iniziale si assiste ad un transitorio peggioramento dei sintomi prima di ottenere un netto e duraturo miglioramento. Infatti, alla fine del programma, più del 90% dei soggetti riporta un aumento dell’efficienza, della durata, della continuità e della qualità del sonno; un ripristino del “controllo” sul proprio sonno; l’eliminazione dell’abuso e della dipendenza da farmaci ipnotici; una riduzione del disagio emotivo, cognitivo e sociale dovuto all’insonnia. Un’altra buona notizia è che la CBT-I funziona non solo nel periodo immediatamente successivo al termine del programma ma anche nel lungo termine (a differenza di qualsiasi farmaco che una volta sospeso non prolunga il suo effetto) in quanto fornisce alle persone gli strumenti per affrontare eventuali ricadute. In conclusione, l’unico trattamento riconosciuto tramite rigorosi studi di efficacia come prima linea per la cura dell’insonnia cronica è la Terapia Cognitivo-Comportamentale specifica per l’insonnia (CBT-I) effettuata con uno specialista esperto.