Insonnia

Gli effetti dell’insonnia

È ampiamente noto che la deprivazione di sonno (dovuta a qualsiasi causa, insonnia compresa) ha enormi effetti sull’organismo: dormire meno di 5 ore per notte predispone allo sviluppo del diabete mellito di tipo 2, dell’ipertensione e dell’obesità. La deprivazione cronica di sonno è stata inoltre relazionata alla riduzione delle difese immunitarie con conseguente aumento del rischio di neoplasia. Dal punto di vista cognitivo, dormire cronicamente poco e male va a braccetto con la riduzione della memoria e dell’attenzione fino ad una correlazione specifica con l’aumento a lungo termine del rischio di demenza di Alzheimer. Anche la psiche risente della deprivazione cronica di sonno con un aumento della irritabilità e del rischio di sviluppare ansia e depressione. Infine, la carenza di sonno provoca un aumento dei tempi di reazione tanto che il rischio di incidenti attribuibile all’insonnia è superiore rispetto a quello delle altre malattie croniche.

Ma come si instaura l’insonnia?

Nella maggioranza dei casi, intervengo dei fattori cosiddetti precipitanti che portano da una predisposizione individuale al vero e proprio disturbo del sonno. I più comuni fattori precipitanti sono: un evento di vita accompagnato da stress intenso; l’introduzione di un farmaco che può provocare insonnia (e l’elenco è lunghissimo); un episodio depressivo o un disturbo d’ansia recentemente instaurato; l’emergere di un nuovo disturbo che inficia il sonno, come ad esempio il reflusso gastro-esofageo o la sindrome della gambe senza riposo; un uso eccessivo di caffeina o altri stimolanti. Se i fattori precipitanti sono i responsabili dell’insonnia acuta, a rendere cronico il disturbo del sonno intervengono però i fattori perpetuanti costituiti prevalentemente da strategie che le persone con insonnia mettono in atto per cercare di dormire di più e meglio. Queste strategie variano dal trascorrere più tempo a letto ad effettuare pisolini diurni, dallo sforzarsi di dormire ad addormentarsi sul divano…e di norma peggiorano il problema, permettendo all’insonnia di trasformarsi in un disturbo che perdura nel tempo.

Tuttavia, nonostante l’insonnia determini un deterioramento della qualità di vita e peggiori la prognosi delle malattie concomitanti, ben il 56% delle persone affette non è ancora trattato.

La ragione principale che porta ad una insufficiente accessibilità delle cure per l’insonnia è la scarsa informazione su cosa sia veramente efficace ed utile. 

Il trattamento dell’insonnia

Tutte le evidenze scientifiche convergono ad indicare come trattamento più indicato, altamente efficace e privo di effetti collaterali la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia.

In primo luogo è importante parlare dei farmaci ipnoinducenti, cioè delle Benzodiazepine (la grande classe che comprende molecole quali Diazepam, Lorazepam, Delorazepam, Lormetazepam, Bromazepam e molti altri) e le cosiddette Z-drugs come lo Zolpidem. Tutti questi farmaci sono generalmente efficaci sull’insonnia acuta ma non sono indicati nell’insonnia cronica in quanto devono essere assunti solo per brevi periodi (tipicamente non più di 4 settimane), non risolvono le cause dell’insonnia e sono gravati da pesanti effetti collaterali quali la sonnolenza diurna, la riduzione delle capacita cognitive e della memoria, la tolleranza (quell’effetto per cui se assunti per più di 4 settimane cominciano a perdere di efficacia ed è necessario aumentare la dose per avere lo stesso effetto) e la dipendenza (quella condizione psicofisica per cui se si sospende bruscamente il farmaco, i sintomi per cui lo si assumeva tornano in maniera ancora più imponente). Inoltre, in gravidanza sono farmaci controindicati in quanto ci sono evidenze di un aumento delle malformazioni fetali nelle madri che durante la gestazione hanno assunto Benzodiazepine e Z-drugs. Gli unici farmaci con indicazione per l’insonnia cronica che pare non comportino dipendenza sono i recentissimi Antagonisti del doppio recettore dell’Orexina (Daridorexant) che hanno costi molto elevati e sono comunque considerati una seconda scelta rispetto al trattamento dell’insonnia senza farmaci. Nessun altro farmaco ha una indicazione specifica per l’insonnia e le evidenze scientifiche sottolineano come l’uso di antistaminici, di alcuni antidepressivi ed antipsicotici (sfruttandone il loro effetto sedativo) non sia efficace. Sfortunatamente, le stesse evidenze di scarsa efficacia si accumulano anche per la fitoterapia (Valeriana, Melissa, Camomilla, Passiflora e altre erbe).
Quando si parla del trattamento dell’insonnia, è importante citare la Melatonina, un ormone fondamentale per il nostro ritmo circadiano. Purtroppo però questa molecola è utilizzata nella stragrande maggioranza dei casi al di fuori del controllo medico essendo presente in moltissimi preparati erboristici e da banco. Tuttavia, le evidenze scientifiche parlano chiaro: la Melatonina a rilascio immediato è utile per regolarizzare il ritmo circadiano e per attenuare gli effetti del jet lag ma ha deboli evidenze come ipnoinducente. Invece, dopo i 55 anni di età, nella formulazione a rilascio prolungato (che si avvicina molto alla curva naturale della Melatonina endogena, cioè quella che è già presente nel nostro organismo) e sotto controllo medico, è utile per migliorare la qualità del sonno.
Dunque, qual è la cura per il più diffuso disturbo del sonno? Tutte le evidenze scientifiche convergono ad indicare come trattamento più indicato, altamente efficace e privo di effetti collaterali la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia (in sigla anglosassone CBT-I) che va ad agire proprio su quei fattori perpetuanti che abbiamo visto essere i responsabili della trasformazione del problema da acuto a cronico. D’altro canto, il sonno è un processo naturale e questo tipo di terapia, rimuovendo i fattori che ne impediscono la spontaneità, va a ripristinare il meccanismo naturale del sonno già presente in noi da millenni. Questo approccio combinato, infatti, attraverso l’educazione all’igiene del sonno, le tecniche comportamentali altamente specifiche, il rilassamento profondo e la sincronizzazione dei ritmi circadiani, ottiene la ristrutturazione del processo del sonno. Il programma è costituito da circa 8 sessioni, da effettuare con lo specialista esperto in CBT-I, durante le quali la motivazione e il coinvolgimento della persona sono indispensabili in quanto nella fase iniziale si assiste ad un transitorio peggioramento dei sintomi prima di ottenere un netto e duraturo miglioramento. Infatti, alla fine del programma, più del 90% dei soggetti riporta un aumento dell’efficienza, della durata, della continuità e della qualità del sonno; un ripristino del “controllo” sul proprio sonno; l’eliminazione dell’abuso e della dipendenza da farmaci ipnotici; una riduzione del disagio emotivo, cognitivo e sociale dovuto all’insonnia. Un’altra buona notizia è che la CBT-I funziona non solo nel periodo immediatamente successivo al termine del programma ma anche nel lungo termine (a differenza di qualsiasi farmaco che una volta sospeso non prolunga il suo effetto) in quanto fornisce alle persone gli strumenti per affrontare eventuali ricadute. In conclusione, l’unico trattamento riconosciuto tramite rigorosi studi di efficacia come prima linea per la cura dell’insonnia cronica è la Terapia Cognitivo-Comportamentale specifica per l’insonnia (CBT-I) effettuata con uno specialista esperto.
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Roberta Salvato
Medico e Psicoterapeuta

roberta salvato psicoterapeuta